Cultura & Gossip
SPETTACOLI - Giovanni Piscitelli porta in scena "Nostoi - 'O tturna'" al Teatro Elicantropo di Napoli
11.04.2026 14:52 di Napoli Magazine
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C’è un momento, nella vita, in cui il confine tra realtà e immaginazione si assottiglia fino quasi a scomparire. È in quello spazio fragile e potente che nasce Nostoi - ‘O tturna’l, monologo disegnato, scritto, diretto e interpretato da Giovanni Piscitelli, in scena da giovedì 16 aprile 2026 alle ore 20.30 (repliche fino a domenica 19 aprile) al Teatro Elicantropo di Napoli.

Un uomo qualunque, una deviazione casuale, un teatro. È così che ha inizio la vicenda di Pietro, fattorino della buvette del Museo di Napoli, che per un errore in una consegna si ritrova catapultato in uno spazio scenico inatteso. Da quel momento, il suo racconto si incrina e si trasfigura.

Secondo la sua voce, infatti, Pietro non sarebbe soltanto un lavoratore precario del presente, ma un tempo sarebbe stato modello vivente per un misterioso scultore dell’antico Mediterraneo. Una rivelazione che apre a una dimensione sospesa tra memoria e reinvenzione, tra storia e allucinazione, tra corpo reale e forma ideale.

Ispirato al ritrovamento dei Bronzi di Riace, il lavoro muove lungo una linea sottile che unisce il quotidiano alla classicità, il frammento umano alla perfezione artistica. In scena, il corpo dell’attore diventa materia narrativa e simbolica, attraversato da una tensione continua tra fragilità e aspirazione all’eterno.

Ma Nostoi non è soltanto una creazione scenica, ma anche il frutto di una vicenda personale intensa e drammatica, che nasce durante un periodo di grave incertezza esistenziale vissuto dallo stesso autore. Ricoverato in ospedale e circondato da una realtà segnata dalla sofferenza e dalla morte, Piscitelli si confronta con il sospetto di una patologia rara e potenzialmente fatale.

In quel contesto limite, mentre il tempo sembra sospeso ed ogni giorno si misura con la perdita, l’arte diventa rifugio e resistenza. Lo studio della scultura greca e la contemplazione ideale dei Bronzi di Riace offrono una via di fuga dalla paura, trasformandosi progressivamente in un atto di sopravvivenza emotiva e intellettuale.

Dopo mesi di attesa e di angoscia, la rivelazione: la diagnosi era errata, ma nel frattempo qualcosa è cambiato. Nostoi, parola che rimanda ai “ritorni” del mito greco, è diventato un approdo, un attraversamento, una rinascita.

Lo spettacolo si configura, così, come un’opera profondamente stratificata, capace di intrecciare autobiografia e mito, cronaca e simbolo, restituendo allo spettatore un’esperienza intensa e perturbante, in cui la bellezza non è evasione, ma possibilità concreta di salvezza.

Nostoi - ‘O tturna’ di Giovanni Piscitelli

16 > 19 aprile 2026, Teatro Elicantropo Napoli - Vico Gerolomini, 3

Spettacoli ore 20.30 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Giovedì 16 ? domenica 19 aprile 2026

Teatro Elicantropo Napoli

(repliche dal giovedì al sabato ore 20.30, domenica ore 18.00)

Nostoi - ‘O tturna’

un monologo ispirato al ritrovamento dei Bronzi di Riace

disegnato, scritto, diretto e interpretato da Giovanni Piscitelli

musiche originali Alex Aspide

assistente alla regia Annalaura Russolillo

durata 50 minuti

si ringrazia Silvana De Luca

Pietro, fattorino della buvette del Museo di Napoli, uscito per una commissione, si ritrova, per un errore in un’ordinazione, presso un luogo adibito a teatro.

Oggi il trentatreenne è uno dei tanti dipendenti della caffetteria del famoso complesso espositivo, ma - secondo il suo racconto - da principio… sarebbe stato… modello vivente per un tanto abile quanto ignoto scultore dell’antico Mediterraneo.

La genesi

Quando la realtà ci espone a momenti traumatici possiamo reagire in diversi modi: chiudendoci, flagellandoci, o - potendo - diventando audaci combattenti, sprezzanti degli orrori della devastazione esponenziale degli accidenti.

Nostoi, il monologo teatrale che adesso rappresento, è nato nel buio di una fase orrida, in un periodo di mia profonda riflessione indotta dalla severità di circostanze veramente avverse.

Ero in ospedale quando pensai di scriverlo - quando cominciai a documentarmi sui Bronzi di Riace in esso tratteggiati ed esaltati -, circondato da malati terminali, religiosi in vena di estreme unzioni e medici che al vedermi scuotevano il capo, incapaci di emettere la diagnosi intorno a quella che pareva essere una patologia - rara - venuta a consegnarmi a un’impietosa agonia o alla morte.

Il mio letto immacolato e il mio comodino profumatissimo; i giacigli degli altri, circondati da sacche, apparecchi infernali, omogeneizzati, integratori e glitteratìssime immaginette di santi e di madonne; catene e catenacci, alle finestre, per scongiurare le eventuali efferatezze di qualcuno… dovute all’umano rifiuto del dovere soggiornare in quell’infame scenario.

Il cancro del cavo orale - questo si supponeva che io avessi - comporta degenze protratte e sofferenza e prostrazione immani.

Così - vilipeso dalla malaugurata perdita quotidiana di qualche compagno di stanza più sfortunato di me -, incapace di spendere i miei pensieri nel ricamo della considerazione del peggio, decisi prepotentemente di rivolgere la mia attenzione, il mio studio, alla bellezza dell’Arte della scultura greca, alla fuga eversiva nella quintessenza dell’armoniosità del corpo umano in trionfo.

Dopo mesi di tribolazioni e di dubbi, esperimenti e frustrazione, il verdetto di un luminare: i medici si erano sbagliati! Nostoi (ritorni) mi aveva cullato col suo paradiso… nonostante mi trovassi in un inferno; i Bronzi di Riace, distraendomi con la loro solenne avvenenza, mi avevano poeticamente e letteralmente salvato la vita. Giovanni Piscitelli

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SPETTACOLI - Giovanni Piscitelli porta in scena "Nostoi - 'O tturna'" al Teatro Elicantropo di Napoli

di Napoli Magazine

11/04/2026 - 14:52

C’è un momento, nella vita, in cui il confine tra realtà e immaginazione si assottiglia fino quasi a scomparire. È in quello spazio fragile e potente che nasce Nostoi - ‘O tturna’l, monologo disegnato, scritto, diretto e interpretato da Giovanni Piscitelli, in scena da giovedì 16 aprile 2026 alle ore 20.30 (repliche fino a domenica 19 aprile) al Teatro Elicantropo di Napoli.

Un uomo qualunque, una deviazione casuale, un teatro. È così che ha inizio la vicenda di Pietro, fattorino della buvette del Museo di Napoli, che per un errore in una consegna si ritrova catapultato in uno spazio scenico inatteso. Da quel momento, il suo racconto si incrina e si trasfigura.

Secondo la sua voce, infatti, Pietro non sarebbe soltanto un lavoratore precario del presente, ma un tempo sarebbe stato modello vivente per un misterioso scultore dell’antico Mediterraneo. Una rivelazione che apre a una dimensione sospesa tra memoria e reinvenzione, tra storia e allucinazione, tra corpo reale e forma ideale.

Ispirato al ritrovamento dei Bronzi di Riace, il lavoro muove lungo una linea sottile che unisce il quotidiano alla classicità, il frammento umano alla perfezione artistica. In scena, il corpo dell’attore diventa materia narrativa e simbolica, attraversato da una tensione continua tra fragilità e aspirazione all’eterno.

Ma Nostoi non è soltanto una creazione scenica, ma anche il frutto di una vicenda personale intensa e drammatica, che nasce durante un periodo di grave incertezza esistenziale vissuto dallo stesso autore. Ricoverato in ospedale e circondato da una realtà segnata dalla sofferenza e dalla morte, Piscitelli si confronta con il sospetto di una patologia rara e potenzialmente fatale.

In quel contesto limite, mentre il tempo sembra sospeso ed ogni giorno si misura con la perdita, l’arte diventa rifugio e resistenza. Lo studio della scultura greca e la contemplazione ideale dei Bronzi di Riace offrono una via di fuga dalla paura, trasformandosi progressivamente in un atto di sopravvivenza emotiva e intellettuale.

Dopo mesi di attesa e di angoscia, la rivelazione: la diagnosi era errata, ma nel frattempo qualcosa è cambiato. Nostoi, parola che rimanda ai “ritorni” del mito greco, è diventato un approdo, un attraversamento, una rinascita.

Lo spettacolo si configura, così, come un’opera profondamente stratificata, capace di intrecciare autobiografia e mito, cronaca e simbolo, restituendo allo spettatore un’esperienza intensa e perturbante, in cui la bellezza non è evasione, ma possibilità concreta di salvezza.

Nostoi - ‘O tturna’ di Giovanni Piscitelli

16 > 19 aprile 2026, Teatro Elicantropo Napoli - Vico Gerolomini, 3

Spettacoli ore 20.30 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Giovedì 16 ? domenica 19 aprile 2026

Teatro Elicantropo Napoli

(repliche dal giovedì al sabato ore 20.30, domenica ore 18.00)

Nostoi - ‘O tturna’

un monologo ispirato al ritrovamento dei Bronzi di Riace

disegnato, scritto, diretto e interpretato da Giovanni Piscitelli

musiche originali Alex Aspide

assistente alla regia Annalaura Russolillo

durata 50 minuti

si ringrazia Silvana De Luca

Pietro, fattorino della buvette del Museo di Napoli, uscito per una commissione, si ritrova, per un errore in un’ordinazione, presso un luogo adibito a teatro.

Oggi il trentatreenne è uno dei tanti dipendenti della caffetteria del famoso complesso espositivo, ma - secondo il suo racconto - da principio… sarebbe stato… modello vivente per un tanto abile quanto ignoto scultore dell’antico Mediterraneo.

La genesi

Quando la realtà ci espone a momenti traumatici possiamo reagire in diversi modi: chiudendoci, flagellandoci, o - potendo - diventando audaci combattenti, sprezzanti degli orrori della devastazione esponenziale degli accidenti.

Nostoi, il monologo teatrale che adesso rappresento, è nato nel buio di una fase orrida, in un periodo di mia profonda riflessione indotta dalla severità di circostanze veramente avverse.

Ero in ospedale quando pensai di scriverlo - quando cominciai a documentarmi sui Bronzi di Riace in esso tratteggiati ed esaltati -, circondato da malati terminali, religiosi in vena di estreme unzioni e medici che al vedermi scuotevano il capo, incapaci di emettere la diagnosi intorno a quella che pareva essere una patologia - rara - venuta a consegnarmi a un’impietosa agonia o alla morte.

Il mio letto immacolato e il mio comodino profumatissimo; i giacigli degli altri, circondati da sacche, apparecchi infernali, omogeneizzati, integratori e glitteratìssime immaginette di santi e di madonne; catene e catenacci, alle finestre, per scongiurare le eventuali efferatezze di qualcuno… dovute all’umano rifiuto del dovere soggiornare in quell’infame scenario.

Il cancro del cavo orale - questo si supponeva che io avessi - comporta degenze protratte e sofferenza e prostrazione immani.

Così - vilipeso dalla malaugurata perdita quotidiana di qualche compagno di stanza più sfortunato di me -, incapace di spendere i miei pensieri nel ricamo della considerazione del peggio, decisi prepotentemente di rivolgere la mia attenzione, il mio studio, alla bellezza dell’Arte della scultura greca, alla fuga eversiva nella quintessenza dell’armoniosità del corpo umano in trionfo.

Dopo mesi di tribolazioni e di dubbi, esperimenti e frustrazione, il verdetto di un luminare: i medici si erano sbagliati! Nostoi (ritorni) mi aveva cullato col suo paradiso… nonostante mi trovassi in un inferno; i Bronzi di Riace, distraendomi con la loro solenne avvenenza, mi avevano poeticamente e letteralmente salvato la vita. Giovanni Piscitelli