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GOLAZO
GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "Forza Ringhio, avanti con fierezza!"
25.11.2020 13:00 di Napoli Magazine

NAPOLI -  Conoscendolo un po', metterei la mano sul fuoco che Gennarino Gattuso avrebbe tanto desiderato giocarsela lui la partitissima con il Milan. In campo e con il solito ringhio, davanti ad ex compagni e discepoli. Osservando il match in tv mi sono subito chiesto il perché gli azzurri non avessero preso ad azzannare il Diavolo sin da subito. Eppure era evidente che Ibra la chioccia ed i suoi pulcini non s'aspettassero altro. Da qui una certa circospezione, un logico attendismo, una manovra che si sviluppava con la giusta cautela. Una storia decennale tinta con i colori della sconfitta al San Paolo. Eppure, erano chiari gli inviti del tecnico azzurro a pressare, ad avere più intraprendenza, a non lasciare troppo il pallino del gioco nelle mani avversarie. A dire il vero, mi sono chiesto perché Gennarino non avesse pensato di accentrare Lozano perché fosse possibile cercare lo sfondamento al centro dove, dall'altra parte, c'era un Kjaer acciaccatello ed il solito Romagnoli che, se preso in velocità, denuncia un certo fastidio. Impressioni, per carità. Poi c'è stato dell'altro. E seduto in poltrona, a mano a mano che la partita fluiva, riflettevo: Ibra è grande, non si discute, e pure grosso ma vivaddio m'è parso una rarità: forse è l'unico attaccante al mondo che invece di prenderle dai difensori, le dà. Insomma, picchia sodo. E vedendo il gigante d'ebano in maglia azzurra quasi in venerazione nei confronti del re del taekwondo, mi sono cadute le braccia. Ma come, Kalidou, sei tu o una tua controfigura. Ricordo Ringhio in campo, che tempi! Quando andava giù col tackle e tremava il cemento degli stadi. Ed anche quando esultava Ringhio era particolare. Chiedere a Marcello Lippi che al mondiale del trionfo azzurro non poteva evitare le sbrunzuliate (sbattere, agitare, gettando di qua e di là) di gioia del suo focoso centrocampista. Questo per dire che il coraggio, il cipiglio fiero nel calcio contano eccome. Il Milan aveva in Ibra il suo faro. Il Napoli aveva diverse stelle in fase lunatica. Certo, la partita avrebbe preso un'altra piega se Valeri avesse giudicato non da giallo il primo intervento di Bakayoko e da rosso immediato la gomitata dello svedesone a Koulibaly che quasi mancasse che gli chiedesse scusa lui. Quando Insigne è stanco e si spegne, il Napoli ha poca anima e appena appena un po' di cuore. Con Ibra in azzurro - e fu errore gravissimo considerarlo un campione prossimo alla pensione - sarebbe stata tutta un'altra storia e tutto un altro campionato. Credo che questa squadra sia inconsapevolmente forte con i deboli e debole con i forti. E' una mia sensazione. Una bella squadra ma non ancora una vera squadra. Nel senso che va cercato un assetto più "concreto", meno bello e frizzante, ma più pungente. L'impegno di Gennarino nel far coesistere tanti pesi leggeri è stato lodevole, cercando di non far vedere le paturnie ad alcuno. Ha rivitalizzato Lozano e questo è un grande merito. Sempre dalla poltrona notavo che c'era debolezza sulla fascia destra e infatti era da quelle parti che i rossoneri andavano a nozze. Qualche modifica all'assetto l'avrei escogitato. Una mia impressione per carità, ci mancherebbe. E però Eupalla era comparsa nelle vesti della dea che non abbandona il figlio che ha più bisogno e, insomma, Di Lorenzo l'avrai capito che t'ha messo quel pallone sul piede che chiedeva soltanto di essere spinto in rete per farti riavere dallo choc di una prestazione scialbissima? E pensavo anche: ma che colpa ha un tecnico se un suo adepto  commette errori del genere? Gennarino, more solito, ha messo il suo faccione davanti a tutti. S'è addossato ogni colpa del flop sanpaolino, dopo aver ruggito - eccome avrà ruggito - a quattr'occhi con i suoi. Attenti che la frase io posso andar via se l'ha pronunciata è perché sta notando troppe sfaldature. Poi, certo, il famoso ambiente napoletano - ultrà e stampa tifosa - non è che aiutino nei momenti così così. Personalmente, per quel che può valere, invito Gennarino ad andare avanti, con la solita fierezza. E con qualche bastonata in più e qualche carota in meno.

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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