A 35 anni si può essere considerati vecchi solo nel calcio, anche se ormai anche questo logoro luogo comune sta perdendo forza. Senza bisogno di scomodare Cristiano, Messi o Modric. Kevin De Bruyne inizia a mostrare segni di stizza quando gli si chiede come stia, ma diventa logico fargli certe domande considerando un passato che, dal punto di vista fisico, non spinge proprio all'ottimismo. Non è tanto una questione d'età ma di cartella clinica. Ora il belga dice di stare bene e, contro l'Arsenal, ha mostrato segni di vita importanti, anche se ad Allegri non è piaciuto quel pallone messo in mezzo nel finale che avrebbe potuto, se gestito meglio, portare a un pareggio totalmente insperato.
Con una sequela di infortuni che, a questo punto, non dipendeva solo da Conte, il Napoli si ritrova a dover ripartire con troppe incognite. La scorsa stagione l'ex allenatore azzurro si è dovuto sbizzarrire in incastri complicati per far convivere De Bruyne, McTominay, Lobotka e Anguissa. Poi le assenza hanno portato al problema opposto. Ne è uscita una stagione complessa, che si pensava potesse essere ribaltata da una campagna acquisti riparatrice. Così non è stato e ora Allegri si ritrova a fare i conti con una rosa di sicuro livello ma limitata in certi ruoli, soprattutto quando l'infermeria richiede la sua parte.
La difesa non sembra certo il punto forte, soprattutto dopo l'infortunio di Buongiorno, e l'arrivo di Badiashile (vedi gol di Thuram a San Siro) non può colmare i limiti di quella zona di campo. Max si è detto contento di come i suoi hanno interpretato, in molte momenti della partita di Champions, la fase di non possesso, che è poi quella che conta di più nel suo calcio. Se il Napoli riuscirà a essere un blocco compatto quando deve difendersi, certe situazioni viste nelle prime uscite stagionali non dovrebbero ripetersi.
E questo è già un punto importante. E' chiaro che l'incognita De Bruyne inizi a pesare all'interno degli equilibri di gioco. La scelta del 4-4-1-1 contro l'Arsenal, con Kevin alle spalle di Hojlund, sembra quella più logica. Soprattutto con il rientro di Anguissa. In questo modo il Napoli può aspettare per poi ripartire appoggiandosi sul suo centravanti o liberare gli strappi palla al piede del belga e le incursioni degli esterni. In Champions qualcosa si è visto e solo gli errori negli ultimi passaggi hanno impedito agli azzurri di arrivare in porta. Certo, con questo sistema si perde uno dei pochi punti fermi della logica offensiva di Max: l'inserimento delle mezzali, a meno di non far sdoppiare De Bruyne nel doppio ruolo di interno e di trequartista. Ma, oggettivamente, è anche complicato dovergli chiedere di risolvere da solo tutti i problemi della squadra.
di Napoli Magazine
11/09/2026 - 13:50
A 35 anni si può essere considerati vecchi solo nel calcio, anche se ormai anche questo logoro luogo comune sta perdendo forza. Senza bisogno di scomodare Cristiano, Messi o Modric. Kevin De Bruyne inizia a mostrare segni di stizza quando gli si chiede come stia, ma diventa logico fargli certe domande considerando un passato che, dal punto di vista fisico, non spinge proprio all'ottimismo. Non è tanto una questione d'età ma di cartella clinica. Ora il belga dice di stare bene e, contro l'Arsenal, ha mostrato segni di vita importanti, anche se ad Allegri non è piaciuto quel pallone messo in mezzo nel finale che avrebbe potuto, se gestito meglio, portare a un pareggio totalmente insperato.
Con una sequela di infortuni che, a questo punto, non dipendeva solo da Conte, il Napoli si ritrova a dover ripartire con troppe incognite. La scorsa stagione l'ex allenatore azzurro si è dovuto sbizzarrire in incastri complicati per far convivere De Bruyne, McTominay, Lobotka e Anguissa. Poi le assenza hanno portato al problema opposto. Ne è uscita una stagione complessa, che si pensava potesse essere ribaltata da una campagna acquisti riparatrice. Così non è stato e ora Allegri si ritrova a fare i conti con una rosa di sicuro livello ma limitata in certi ruoli, soprattutto quando l'infermeria richiede la sua parte.
La difesa non sembra certo il punto forte, soprattutto dopo l'infortunio di Buongiorno, e l'arrivo di Badiashile (vedi gol di Thuram a San Siro) non può colmare i limiti di quella zona di campo. Max si è detto contento di come i suoi hanno interpretato, in molte momenti della partita di Champions, la fase di non possesso, che è poi quella che conta di più nel suo calcio. Se il Napoli riuscirà a essere un blocco compatto quando deve difendersi, certe situazioni viste nelle prime uscite stagionali non dovrebbero ripetersi.
E questo è già un punto importante. E' chiaro che l'incognita De Bruyne inizi a pesare all'interno degli equilibri di gioco. La scelta del 4-4-1-1 contro l'Arsenal, con Kevin alle spalle di Hojlund, sembra quella più logica. Soprattutto con il rientro di Anguissa. In questo modo il Napoli può aspettare per poi ripartire appoggiandosi sul suo centravanti o liberare gli strappi palla al piede del belga e le incursioni degli esterni. In Champions qualcosa si è visto e solo gli errori negli ultimi passaggi hanno impedito agli azzurri di arrivare in porta. Certo, con questo sistema si perde uno dei pochi punti fermi della logica offensiva di Max: l'inserimento delle mezzali, a meno di non far sdoppiare De Bruyne nel doppio ruolo di interno e di trequartista. Ma, oggettivamente, è anche complicato dovergli chiedere di risolvere da solo tutti i problemi della squadra.