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G-FACTOR - G. Lucariello su "NM": "Guagliù, facite ‘a faccia feroce"
27.09.2019 12:58 di Napoli Magazine

NAPOLI - Il cuore a pezzi e la rabbia dentro. C’è ancora sotto gli occhi di tutti la partitaccia con il Cagliari, per come si è conclusa e per quel primo tempo scriteriato che la sua incidenza sulla ripresa e sulla conclusione del match sicuramente l’ha avuto. Tutto sbagliato e tutto da rifare, va detto chiaramente e con tutta la franchezza possibile. Analizzare la sconfitta e intercettare cause e motivazioni non possono che aiutare a capire perché si è arrivati alla resa imprevista, una svolta che proprio nessuno avrebbe mai immaginato. Diciamo pure che Carlo Ancelotti alla fine del match incredibile è salito in cattedra puntando i piedi da comandante del vapore come d’altronde andava fatto nel suo ruolo. Giusto il suo consuntivo sulla partita tutto sommato, un’autocritica sui vari momenti e sui perché si è giunti a quel finale inaspettato e si è anche irritato difronte ad osservazioni che ha ritenuto poco confacenti e finanche inadeguate. Ma quello che non sembra abbia chiarito è qualcos’altro e cioè l’approccio alla partita della squadra del cuore che ha poi condizionato l’intero primo tempo, aldilà di ogni aspettativa. Cosa pensavano gli azzurri e anche l’allenatore, magari di ritrovarsi difronte una squadra che si giocava i tre punti apertamente, un po’ come ha fatto il Lecce nel match precedente? Nossignori, Maran ha messo sù un gigantesco catenaccio sul quale si sono infranti gli inutili tentativi del Napoli, per un seguito al quale non avremmo mai creduto. Palla lunga e pedalare, il classico calcio all’italiana di una volta. E’ certo però che la prima causa di quanto è successo l’altra sera è l’approccio distorto degli azzurri, privi d’altronde di quella ferocia che invece devono avere anche team di elevata qualità tecnica del calibro del Napoli, un problema di base di cui purtroppo la squadra di Ancelotti ne soffre ancora. Don Carlo che ha definito “ottima” la prestazione dei suoi giocatori nel secondo tempo ha anche sostenuto che bisogna valutare prima di tutto la prestazione e poi il risultato. D’accordo fino ad un certo punto, giacchè il contropiede subito e che ha portato al gol e alla vittoria del Cagliari fanno parte di quel secondo tempo in cui il Napoli ha portato un assalto disperato e infruttuoso. D’altra parte il contropiede passivo rappresenta un problema irrisolto, componente negativo dei nove gol finora subiti. A questo punto gli è toccato salire sul banco degli imputati dove gran parte della Torcida delusa e amareggiata gli ha posto osservazioni e critiche di tutti i tipi, dalla formazione ritenuta sbagliata, ai giocatori fuori ruolo e fuori posizione, dall’eccessivo numero dei cambi, alla composizione sbagliata della prima linea quale forza d’urto difronte alla difesa di ferro degli isolani di Maran, all’impiego di calciatori non in condizioni ottimali. A queste critiche don Carlo ha fatto intendere più o meno apertamente che sono partorite da gente che non capisce nulla di calcio. Indubbiamente il turnover totale - e che si rinnova ad ogni partita - sembra piuttosto azzardato nella misura in cui è operato: nel calcio c’è invece bisogno di intesa e di continuità per potersi esprimere al massimo possibile, ma la valorizzazione dell’intera rosa nel Napoli ha probabilmente necessità assolute legate alle prospettive economico-finanziarie del club. Al di là delle chiacchiere fatte che lasciano comunque il tempo che trovano, c’è un’esortazione di assoluto spessore che non fa parte delle prerogative dell’allenatore del Napoli, ma che lui stesso doverosamente può rivolgere agli azzurri prima di scendere in campo, in quel dialetto napoletano che sta cominciando a conoscere: “Facite ‘a faccia feroce!”, a partire dal “Mezzogiorno di fuoco” che tutti si aspettano da domenica prossima contro il Brescia, nulla è perduto.

 

 

Gianfranco Lucariello

 

Napoli Magazine

 

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