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G-FACTOR
G-FACTOR - Gianfranco Lucariello su "NM": "Lorenzo Insigne, sfuriata più che giusta! A condannarlo aspramente il solito Tribunale dei Sapientoni, che il cuore non ce l’ha!"
06.03.2021 18:29 di Napoli Magazine

NAPOLI - Era scontato, il tribunale dei Sapientoni ha emesso il verdetto su Lorenzo Insigne per il gesto di stizza e per una frase dettata dalla rabbia ed anche dal cuore, condannato aspramente da chi il cuore non ce l’ha. Il capitano ha scaricato la sua ira scalciando bottigliette e cartelloni pubblicitari, una furia, incontenibile e difforme al suo ruolo con la fascia al braccio, ma piuttosto comprensibile tutto sommato e non da scaraventare in pasto alla critica demolitiva e alla demonizzazione. Insigne ha fatto esplodere quello che gli scoppiava dentro dando modo a chi lo aspettava al varco di dargli addosso nuovamente, come già accaduto in altre circostanze anche per episodi insignificanti, sia per quanto riguarda aspetti tecnici che per quelli di un controverso senso di etica professionale. Come cambia il calcio, saranno trascorsi anche diversi anni, ma in passato c’è un episodio che per certi aspetti ricalca nei suoi contorni rabbie, risentimenti e attaccamenti alla maglia. Ecco il fattaccio che oggi come oggi avrebbe scandalizzato i santoni del pallone che hanno riversato su Insigne quanto di peggio si poteva per l’episodio nell’immeditato dopopartita col Sassuolo. C’erano una volta (stagione 1982/83) due antichi capitani del Napoli che veleggiava malamente in classifica. La squadra fu portata in ritiro a Sorrento alla scopo di farla ritrovare unità di intenti, senso del dovere, serenità e capacità di reazione. Gli azzurri dell’epoca si allenarono per una settimana sul campo Italia, stadio del club della penisola sorrentina, ma un giocatore in particolare non aveva ancora afferrato il senso di squadra e di responsabilità del momento, tanto che mentre i compagni si allenavano puntualmente, l’attaccante argentino ex River Plate dormiva placidamente in albergo incurante dei guai da risolvere, che gli scivolavano addosso e poco partecipe delle battaglie di quel Napoli. Successe che i due capitani, dai racconti dell’epoca, svegliarono dal sonno il nuovo compagno di squadra che avrebbero ricondotto alla osservanza della puntualità negli orari degli allenamenti e ai suoi impegni professionali, attaccandolo con poca grazia ad uno degli appendiabiti degli spogliatoi, storie del calcio che fu. Adesso quelli che la sanno lunga hanno messo in croce Lorenzinho, reo di una sacrosanta sfuriata che potrebbe aver scosso – speriamo – l’animo di diversi suoi compagni di squadra, riportandoli coi piedi per terra dal paradiso evanescente che li vede negativamente protagonisti. Sulla croce c’è da tempo Rino Gattuso, naturalmente: val la pena ricordare che ‘o calabrusuotto sta vivendo la sua tormentata avventura professionale al timone del Napoli sul filo di un rasoio, visto che intorno a lui c’è ancora e sempre gente in attesa del provvedimento taglia-teste di don Aurelio, intervento che almeno sino alla fine della stagione non ci dovrebbe essere, per saggezza del suo ruolo, prima di una rifondazione non più rinviabile. Tra l’altro Gattuso non è, né può essere considerato, l’unico responsabile di tutti gli eventi negativi di questa travagliata stagione, stagione che nonostante tutto stuzzica gli umori con un ancora possibile quarto posto per la prossima Champions. Infatti l’ultimo ballo per l’Europa comincerà domani sera al “Maradona” contro il Bologna, prima delle tre grandi sfide con Milan, Juve e Roma: via alle danze.

 

 

Gianfranco Lucariello

 

Napoli Magazine

 

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