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L'APPUNTO
L'APPUNTO - N. Marciano: "A Verona poco calcio e troppo schifo"
14.03.2022 22:19 di Napoli Magazine

NAPOLI - Il Napoli ha vinto a Verona contro la squadra di casa. A segnare è stato Osimhen, che ha fatto doppietta al 13esimo e al 71esimo minuto di gioco. Il Napoli ha subìto un gol al 77esimo. Mertens non è entrato. Ospina pareva essersi fatto male ma ringraziando Dio, no; stessa cosa per Victor. Spalletti fa i cambi giusti, forse Lozano poteva fare di più. Petagna entra, fa un giro di campo praticamente, ed esce. Il Verona resta in 10, per doppio giallo a Ceccherini. Che altro? Ah, sì: il Napoli è secondo perché l’Inter ha pareggiato contro il Torino (ma sempre con una partita in meno) e il Milan ha vinto contro l’Empoli; il 19 c’è l’Udinese al Maradona, perciò M’ARRACCUMANN. Detto questo, ciò che è calcio insomma, si deve necessariamente, senza dubbio e senza esitazione, parlare di altro. Nello specifico di tutto ciò che calcio, sport o anche solo umano non è stato. La società prende le distanze, i giocatori di casa indossano la maglia eloquente per la pace. Ma non basta: andare a Verona per giocare una partita di calcio e trovarci uno striscione con le coordinate da suggerire a chi è in guerra per bombardare Napoli, città “rivale” su un campo da gioco, è quanto di più ignobile si possa anche solo immaginare. E lo è da ogni singolo punto di vista possibile: lo è perché è semplicemente inconcepibile che un gruppo di persone, esseri umani respiranti, magari pure padri di famiglia “bravi ed affettuosi”, si sveglino una mattina, quella di una partita di calcio e decidano così, all’intrasatto, di andarsi a cercare le coordinate della città di Napoli; poi prendere uno striscione, andarsi a vedere i colori delle bandiere di due Paesi che poco poco stanno in guerra e suggerirgli, così, tra un bombardamento e un altro, di bombardare pure Napoli. Poi, non contenti, pigliare il magnifico lavoro fatto ed esporlo in bella mostra, tutto fiero magari ma probabilmente ben lontano dallo scattarsi un selfie durante il montaggio, che sarranno sciem’ ma, in fondo in fondo in fondo, lo sanno che stanno facendo una cosa ignobile. Lo sanno. O almeno speriamo che lo sappiano, che in un solo striscione hanno smesso di essere italiani, smesso di essere europei e smesso di essere persone: al di là di torti e ragioni, i due Paesi delle due bandiere, la guerra se la stanno facendo sul serio, non come ‘sta gente; la gente muore, seriamente, muoiono i bambini, i civili, i giornalisti; Napoli e i suoi abitanti sono persone che tifano una squadra, quella della loro città e per questo gli si augura di essere bombardati. È peggio persino dei soliti inni al Vesuvio e supera anche lo schifo letteralmente parlando, delle offese razziste. E no, non basta riempire le bacheche di foto del panorama mozzafiato di Napoli riportando quelle coordinate. E non basta neppure “vincere sul campo contro l’odio”: NON BASTA. Questo non solo non è calcio: questo non è umano. E gli autori non dovrebbero essere cacciati dagli stadi e basta: dovrebbero essere anzitutto cercati come si cerca un criminale; trovati e processati per aver senza nessun motivo, per una partita di calcio, inneggiato ad un odio spaventoso. Ecco, allora, una volta condannati, si capirebbe la gravità di uno striscione come quello. Perché sfugge, purtroppo: sfugge che chi lo ha creato, è padre, figlio, fratello, lavoratore. Può essere l’impiegato della banca, il giardiniere del comune, l’avvocato dello studio tal dei tali e può essere, ovviamente, una donna. E quell’odio così esposto se lo porta dentro, e lo rilascia ogni giorno, nelle piccole cose, le stesse che intossicano questo Paese. Questo Mondo. A Verona è stato scritto uno striscione ignobile ed anche una triste pagina per l’essere umano, che non comprende o calpesta il dolore vero di chi muore sotto i bombardamenti in una guerra senza nessun senso, perché laddove si compiono atti del genere, un senso non esiste.

 

 

Nunzia Marciano
 
 
Napoli Magazine
 
 
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