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L'APPUNTO
L'APPUNTO - N. Marciano su "NM": "Napoli, ragione o sentimento?"
01.05.2022 19:05 di Napoli Magazine

NAPOLI - Che si voglia citare il famosissimo romanzo di Jane Austen o l’ancor più famoso (perlomeno a Napoli) brano di Maria Nazionale, questo Napoli divide. Non solo i cuori, i tifosi, i giornalisti e gli opinionisti: questo Napoli applica la più antica e conosciuta delle divisioni, e cioè quella dei due esempi dell’attacco, quella tra Ragione e Sentimento. Perché a voler ascoltare la prima, Napoli-Sassuolo 6-1 (sì, SEI!) è veramente l’apoteosi della gioia, la soddisfazione delle soddisfazioni, il sabato che è Natale, Pasqua e Ferragosto tutto assieme, altro che domenica. È più di una manica dove segnano tutti, e c’è persino chi va oltre e fa doppietta! È veramente ciò che ragionevolmente ogni tifoso sulla faccia della terra desidera ardentemente. Ma se invece si dà ascolto al sentimento, cosa più che diffusa dalle parti della città di Dios, allora quella gioia è parecchio offuscata dalla rabbia di chi ci aveva creduto, complice le parole di Spalletti in più di un’occasione (e non basta, caro Mister, ora fare il mea culpa, per quanto apprezzabile) a quel sogno di riportare all’ombra del Vesuvio il tricolore. Perché in barba a qualunque previsione, il Napoli era lì, c’era, gareggiava con le due milanesi alla pari, tornando da Bergamo con il sogno nel cuore e la grinta (pareva nelle gambe). Poi, il blackout: poi la Fiorentina, la Roma, l’Empoli (ahhh, l’Empoli!) e il sogno torna ad essere solo tale. E la rabbia dei tifosi sale. Ed ecco gli striscioni ed ecco lo Stadio che non fa da 12esimo uomo in campo. Ed ecco che ci si chiede perché: perché Empoli e poi Sassuolo? Perché dottor. Jekyll e Mister Hyde? Perché una sconfitta che farà storia e una vittoria altrettanto storica? Ma a voler ragionare, come si diceva, questa stagione non può che essere positiva: l’obiettivo Champions è praticamente (anche se non ancora matematicamente) centrato. Che era quello che (come fa detto il Mister) ragionevolmente ci si era prefissati, con giusto merito dei giocatori per averlo centrato. E i sentimenti? E i “crediamoci! Ci crediamo! Ora o mai più?” dove vanno a finire? Si può ragionevolmente dire ad uno/a che si gira l’Italia sotto acqua, tempesta, vento o anche 40 gradi per vedere la sua squadra giocare, che se perde è lutto per una settimana ma se vince offre a tutti per la stessa durata; che se il matrimonio (proprio) coincide con il giorno della Champions, beh lo sposta, perché per sposarsi ci sta sempre tempo, per la Champions no; che tifa, incondizionatamente e ama allo stesso modo, la maglia e all’occorrenza anche chi la indossa; insomma si può dire a uno/a così: “Vabbè, l’abbiamo detto che potevamo vincere lo scudetto dopo 30 anni ma è stato così, tanto per dire?” Si può? Ecco, no. Onestamente, no. Non si può. E non si opponga che il tifoso è tale e non si deve lamentare perché sarebbe offensivo per i tifosi che amano eccome, forse anche più di qualche giocatore e l’amore è figlio del sentimento che poco o nulla c’entra con la ragione. D’altronde, questa è la terra del miracolo (quello di San Gennaro) che si ripete, come nel giorno di Napoli-Sassuolo, facendo tirare un sospiro di sollievo ad una città intera. Se non è sentimento questo, allora il sentimento dove sta?

 

 

Nunzia Marciano
 
 
Napoli Magazine
 
 
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